Fixed – Quale futuro? La donna che batté Trimble, le regole del gioco e i nuovi nemici.

Al giro di boa di una stagione fixed complicata vorremmo dare una nostra lettura aperta del panorama fixed in Italia confidando in una partecipazione dei team, degli atleti e degli organizzatori che il fixed lo rendono davvero reale in Italia.

Nel 2017 si è assistito a un tentativo di istituzionalizzare una disciplina nata underground ma diventata grazie a David Trimble una macchina da spettacolo e (per qualche anno) da soldi. E proprio mentre Trimble iniziava ad avere i suoi problemi con la RedHook (con solo la data di Brooklyn e Milano nel 2018) la FCI organizzava il primo (a Salsomaggiore nel settembre 2017 con vittoria di Martino Poccianti anche vincitore della RAD RACE e Paola Panzeri) Campionato Italiano a Scatto Fisso con assegnazione di maglia tricolore.

All’inizio del 2018 veniva proposto un sintetico regolamento e l’obbligo di tesseramento per essere ammessi alle gare, veniva istituito un campionato a squadre (solo per iscritti FCI) e iniziava a delinearsi un campionato ricco di organizzatori e squadre con sponsor e intenzioni serie.

D’altra parte anche la RedHook iniziata come aggregazione quasi spontanea è diventato nel tempo regno dei brand più blasonati, Cinelli prima e Specialized poi hanno fatto la fortuna dell’evento del “genio Davide” ma hanno altresì contribuito ad una istituzionalizzazione del modello che ha permesso il confronto tra “amatori” e “pro” ma allo stesso tempo ha alzato di anno in anno il limite e l’asticella.

Ivan Cortina vincitore della RHC Milano 2017

Tanti partecipanti ma a giocarsi la vittoria i soliti dieci nomi.

Proprio questo è a nostro parere il punto: la vittoria.
Nel momento in cui si è deciso spontaneamente o meno di dare importanza alla “vittoria” la gara fixed è diventata un evento sportivo come tanti altri e come tale ha dovuto equilibrare il suo statuto con (poche) ma essenziali regole.
Il regolamento REDHOOK non è mai stato particolarmente elaborato, poche le regole ma ferree, ricordiamo per tutte quella sul doping che prendiamo dalla RHC del 2013

ANTI-DOPING RULES

  • Athletes are not allowed to have any current or past doping charges against them.

Nel 2016 successe davvero che uno dei test anti doping condotti indipendentemente dall’organizzazione RHC trovò positivo il colombiano Mario Paz uno “scandalo” forse non giustificato dalla posta in palio ma naturale per un “evento” che aveva ormai lasciato la natura di “raduno spontaneo” per diventare una competizione.

Mario Paz – positivo a EPO alla RHC nel 2016

Ma cosa hanno cambiato tutto?
I numeri, i podi, i premi, le classifiche, i campionati, gli sponsor.
Ed è stato un male?
A nostro parere la risposta è duplice:
No perché ha permesso allo scatto fisso di trasformarsi in una disciplina sportiva che (avrebbe potuto) crescere e magari percorrere la strada della BMX diventando un giorno persino sport olimpico
Si perchè così facendo ha allontanato chi aveva creato il “fixed” che non nasceva dal ciclismo ma da una cultura underground che nello spirito sportivo non si ritrovava.

Ma allora pedali i pedali a sgancio rapido e i body a manica lunga sono stati la causa di tutto?
A nostro parere ogni disciplina ha un momento in cui necessariamente cambia, si evolve, cresce. E questo è successo nello scatto fisso con un effetto imprevisto.

La crisi di rigetto: La Old School non ha visto di buon occhio l’evoluzione sportiva del “fixed” tagliata fuori dai nuovi eroi Ravaioli, Ilesic, Strickland, Fortin ciclisti professionisti o ex professionisti ingaggiati dalle case costruttrici forti nel mondo fixed con l’obiettivo di vincere. Ogni volta la “old school” si è trovata di fronte a un nuovo “nemico” Cinelli, Dosnoventa, Bahumer, Specialized, T°RED sono state considerate presenze arrivate solo per cavalcare l’onda in funzione del business senza vivere lo spirito dei “messanger” e della cultura del “nativo fixed”.
Di volta in volta qualcuno ha digerito la presenza estranea, Cinelli è diventato “simbolo” della resistenza contro gli americani multicolore con gli sponsor “veri” e i corridori superpalestrati del team Specialized.

Eamon Lucas team Specialized Rocket Espresso

Ma ora Strickland è diventato “quello che…” (vinse praticamente tutte le RedHook 2017) fa le competizioni gravel e corre per divertirsi. Parliamo di uno sponsorizzato da Giordana e RedBull e che fa del ciclismo la sua vita.
Corridori come Stefan Schaefer (Campione Europeo Stayer nel 2015) vive correndo tra Svizzera e Germania soprattutto nel mezzofondo e ha fatto i Mondiali di inseguimento a squadre su pista col quartetto tedesco, Pippo Fortin corre tra squadre professional e Continental dal 2009, ha un sesto posto al mondiale U23… Sono ormai anni che il “fixed” è diventato uno sport per corridori, le scenette del “vinco la RedHook con la bici da 100€ (e ruote da 2.000)” reggono giusto per i post sui social.

Ma questa evoluzione è stata naturale, è successa la stessa cosa nella BMX che negli anni 70 era il giocattolo dei ragazzini in California e nel 2008 ha dato la sua prima medaglia Olimpica.
La cultura però non ha rinnegato l’evoluzione ha solo cambiato attori.
Da una parte chi usa la BMX cone “lifestyle” dall’altra atleti professionisti o quasi che ne conoscono l’aspetto sportivo e che interessano le TV, gli sponsor ed esaltano il pubblico.

Colin Arturo Strickland sponsored by RedBull

Cosa è giusto? Cosa è sbagliato?
Non è possibile prendere una posizione ma una cosa è certa. Il momento di evoluzione è stato gestito in un modo distruttivo anzicchè creativo.
Non ci sarebbe nulla di male nel vivere due facce diverse della stessa disciplina radici comuni, rami diversi. Ma il rigetto nasce dal volersi sentire usurpati di un diritto che nessuno in realtà può vantare per anzianità.

Stefan Schaefer Campione Europeo stayer 2015

Daniel Chabanov era un ciclocrossista di altissimo livello, Neil Bezdek (che messenger lo è stato per necessità) correva in team Continental negli USA Ivan Ravaioli era in squadra con Pantani nessuno di loro faceva il messenger per non addentrarsi nella storia recente dei Cortina, Barbieri, Guarischi…

Ivan Ravaioli compagno di squadra di Marco Pantani nel 2003


Da quando il fixed è diventato “vincere una corsa” sono stati i corridori a fare lo spettacolo, ad esaltare il pubblico, a attirare sponsor e costruttori a far crescere il movimento.

Once he got a gap, Chabanov did not let go of it. Masters Men 30-34. 2018 Cyclocross National Championships, Louisville, KY. © A. Yee / Cyclocross Magazine
Neil Baznek

Perché il fixed è una controcultura? In realtà non torna perché allora fin dal 2008 quando Kacey Manderfield, una donna, batté in volata David Trimble il giorno del suo compleanno su un percorso con le macchine parcheggiate a bordo strada, il buon Davide poteva prendere il pallone e nasconderlo. Kacey nel 2008 era Campionessa nazionale elite nella corsa a punti e contemporaneamente campionessa nazionale su strada U23.

Kacey Manderfield Campionessa nazionale su pista e strada U23 nel 2008

Ma Trimble capì che quello era il percorso e ne fece un evento, uno sport e (buon per lui) un buon business.
E amatori, messenger, professionisti e dilettanti trovarono un luogo dove sfidarsi senza freni, con coraggio, tecnica e passione, poche regole (ma regole) e dopo gara birra e festa. Ma la gara è parte essenziale del gioco, lo è sempre stata da quando il “fixed” ha avuto una organizzazione.

Veniamo a noi: Trimble prende un anno sabbatico e scoppia l’inferno: chiudono team, scappano gli sponsor, gli atleti litigano, si passa da 20 gare in Italia a una decina con litigi tra organizzatori (già sono pochi se poi litigano anche…), le poche regole scompaiono dalla pagina della federazione rendendo ancora più incerti corridori e team che non sentono un riferimento mentre dall’altra parte resta una sorta di autogestione controllata che mantiene vive le Lambro Crit (che però vedono al via atleti, non solo messenger…) che da un lato non vede di buon occhio l’istituzionalizzazione federale dall’altra pur di correre ci scende a patti.
Gli organizzatori e referenti nazionali “istituzionali” fanno quello che possono ma non riescono a a imporre il “tratto” di Trimble, gli stranieri si allontanano dall’Italia, si da la colpa a soldi e sponsor che si allontanano dal settore ma…di chi la colpa?

Per l’italiano la colpa è sempre “di quell’altro”, storicamente, tristemente. E fare “quadrato” pretendere chiarezza e trasparenza non appartiene al DNA italico.
Per questo gli stranieri non vengono a correre nella splendida cornice di Crespi o nel centro di Riccione: per non avere problemi, per fare il loro “lavoro” nel rispetto della propria dignità di atleti e di appassionati.

Noi di FIXEDITALIA abbiamo solo cercato di mettere un po’ d’ordine, molti sanno da dove veniamo, siamo diventati amici, scherziamo, beviamo insieme e ci confrontiamo.
Ma abbiamo scelto di dare spazio alla parte di questa attività che sceglie di avere un approccio sportivo con regole e chiarezza. E per quello senza sponsor e soldi ma solo col poco tempo a disposizione cerchiamo di dare agli appassionati e ai corridori uno spazio di informazione sulle gare, sulle classifiche sui campionati. Senza pretesa di ufficialità perché poi si scopre che tizio ha due tessere o caio non può correre ma con la passione che ci ha portato ad essere parte del gioco.
E siamo pronti ad ascoltare chiunque voglia far crescere questo sport verso il futuro.
Se Trimble quel giorno, offeso dallo sgarbo di una donna, avesse deciso di non dare seguito alla RHC forse oggi non saremmo neppure qui a scriverne.
Ma lui aveva capito una cosa.
“I migliori attori fanno lo spettacolo, io faccio il regista”.

Pippo Fortin vince l’ultima RedHook a Milano nel 2018

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